PRESENTAZIONE DEL PROGETTO ” NO CUCCIOLI “

 Un progetto-pilota  contro il randagismo

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  1. IL PROGETTO

 

L’associazione Animalinsieme onlus, consapevole della situazione di diffuso randagismo nel territorio della provincia di Frosinone ha deciso di avviare un progetto: per sostenere il costo di sterilizzazione, per almeno dieci cani femmine ad elevato rischio di riproduzione incontrollata in un comune del frusinate. I cani dovranno essere microchippati ed iscritti in anagrafe a nome di chi si occupa del loro sostentamento. 

In questo modo si otterrà di non far nascere, negli anni, centinaia di cuccioli destinati con elevata probabilità a morire sul territorio o a incrementare il randagismo locale in una spirale che provoca soltanto dolore e sofferenza e in parte spese pubbliche.

Valuteremo gli effetti concreti di questa iniziativa, e se otterremo la partecipazione di altre associazioni ed il sostegno economico di privati estenderemo il progetto ad un numero superiore di animali ed eventualmente anche ad altri comuni.

 

Proviamo di seguito ad accennare ad alcuni aspetti riguardanti il randagismo nel frusinate per spiegare come nasce questo progetto.

 

Canili della provincia di Frosinone

Per legge i cani vaganti devono essere portati nei canili sanitari, previo consenso  del Comune e verifica della polizia municipale e/o dei Servizi veterinari, solitamente previa segnalazione da parte di cittadini o associazioni animaliste.

Nei canili sanitari i veterinari della ASL devono verificare se i cani hanno il microchip (e in questo caso restituire il cane al proprietario) e in caso contrario microchipparli, sverminarli, vaccinarli e sterlizzarli.  I cani trovati vaganti privi di microchip che non vengono adottati o che non muoiono nei canili sanitari, vengono trasferiti alla fine dei trattamenti a cura della ASL in canili rifugio nella provincia di Frosinone e purtroppo talvolta in canili privati isolati in altre regioni in contesti a nostro parere ben peggiori! In questi canili la competenza sanitaria passa a direttori sanitari scelti dai gestori delle strutture.

Nella provincia di Frosinone sono presenti  quattro canili sanitari e rifugio ubicati a Supino, Sgurgola, Ceccano ed Arpino e due ulteriori canili rifugio a Serrone  ed Arpino. Nel complesso i 4 canili sanitari ospitano complessivamente circa 100 cani e i sei canili rifugio circa 1000 cani.

Nel 2018 secondo stime ufficiali sono entrati nei canili sanitari della provincia di Frosinone 888 cani, sono deceduti 239 cani e ne sono stati adottati soltanto 92. Tutto questo nelle prime settimane o mesi dalla cattura sul territorio. Soltanto 18 cani avevano il microchip che ha permesso di rintracciare i proprietari. Il rischio di morte (intorno al 25%) in questi canili sanitari della provincia risulta in media più elevato che nel resto della regione Lazio e molto più alto che in regioni del centro nord. La probabilità di essere adottati in questi canili sanitari è invece molto più basso che presso altre province, e si aggira sul 10% dei cani in entrata. Questi due dati evidenziano delle evidenti criticità: un numero elevato di decessi indica carenze dal punto di vista sanitario, probabilmente strutturale e relativo al pronto soccorso di cui la ASL è responsabile, e un numero ridotto di adozioni è dovuto in parte al fatto che proprio la ASL impedisce spesso l’accesso di pubblico  e volontari in questi canili sanitari, dove i cani peraltro spesso sono trattenuti molto più di quanto la normativa preveda, perfino dei mesi anzichè i 15 giorni suggeriti dalla Regione. In particolare per i cuccioli questo equivale a volte ad una condanna a vita in canile in quanto le associazioni di volontariato possono cominciare a proporli in adozione talvolta a 5-6 mesi quando ormai le potenziali richieste di adozioni sono molto minori rispetto a quando i cuccioli erano più piccoli e belli, appena  entrati nei canili sanitari.

Malgrado questo la presenza di volontari di associazioni animaliste molto attive nella promozione delle adozioni, (spesso associazioni prive di volontari locali e con sede legale a Roma o in comuni di Roma metropolitana)  ha permesso di ottenere nel 2018 circa il 30% di adozioni: sono stati adottati  infatti complessivamente 483 cani.  In realtà solo una piccola parte dei cani vaganti sul territorio viene portato nei canili.  C’è una maggioranza di cani che resta vagante sul territorio in barba alla legge, i quali spesso di fatto sono cani di proprietà.

 

 

I Comuni del Frusinate cosa non fanno

I Comuni dovrebbero attenersi al rispetto della normativa nazionale e regionale di loro competenza e che tratta della  tutela degli animali e  di prevenzione e contenimento  del  randagismo, ma  sono ancora molto carenti.

Ai Comuni spetta per legge di controllare che sul territorio i cittadini rispettino le leggi e i regolamenti vigenti in merito alla corretta gestione degli animali che significa anche “possesso responsabile” dei propri cani e gatti: cioè il Comune deve controllare che i cani siano iscritti all’anagrafe canina a nome del proprietario, non siano lasciati vagare fuori dalla proprietà, siano adeguatamente curati, non subiscano maltrattamenti e non vengano abbandonati, vivano in un contesto ambientale e sociale idoneo. L’eventuale nascita di cuccioli indesiderati deve essere evitata, e i proprietari dei cani diventano automaticamente interamente responsabili anche dei cuccioli che devono essere a loro volta iscritti nell’anagrafe canina a proprio nome e mantenuti adeguatamente.

I Comuni inoltre dovrebbero dotarsi di canili pubblici, anche in forma consortile, dove assicurare buone condizioni di vita per gli animali, e collaborare con le associazioni animaliste per massimizzare le adozioni. A tale proposito i Comuni dovrebbero, a nostro avviso, oltre che garantire il volontariato nei canili, anche  pretendere la presenza di educatori in grado di socializzare i cani presenti e aumentare le possibilità di adozione; la loro presenza sarebbe indispensabile anche per limitare i rischi di incompatibilità e reattività dei cani tra loro nei box multipli che arrivano anche a recludere 5-6 cani insieme.

Il comune dovrebbe partecipare alle campagne di promozione delle adozioni e sostenere le iniziative delle associazioni in tal senso. A causa dello scarso interesse della popolazione locale verso gli animali d’affezione i cani vengono adottati soprattutto in regioni del centro nord e dipendono dalla bravura delle associazioni di promuovere attivamente le adozioni su web.

I Comuni dovrebbero convenzionarsi con cliniche veterinarie per i casi gravi che richiedono pronto soccorso non curabili dalla ASL nei canili sanitari. A volte i comuni ritardano di molto i pagamenti ai gestori dei canili o non li pagano affatto, questo certo non predispone un gestore di canile ad occuparsi efficacemente dei cani a lui affidati in custodia.

 

La desolante realtà di sofferenza

Il Comune non fa rispettare le leggi di tutela animale dalla polizia municipale ed eventualmente dalle guardie zoofile, e le persone tengono spesso i loro cani in modo irresponsabile.

La gente del Frusinate  non mette in larga maggioranza il microchip e non sterilizza i propri cani… I cani sono, per la maggiore parte, liberi di vagare con drammatiche conseguenze sulle nascite, smarrimento, incidenti. La volontà di arginare questo fenomeno è un eufemismo, e i rischi che la gente  risolva in maniera arbitraria sono molto alti. Per fare fronte ai branchi di cani incontrollati e affamati, sicuramente si spara, si avvelena, si compiono atti di crudeltà… si abbandona.

Qualche volontario locale cerca di arginare il fenomeno soccorrendo cani feriti o malati o semplicemente affamati e cercando di mettere in salvo cuccioli abbandonati a volte nei cartoni e perfino ancora lattanti buttati nei cassonetti. Si tratta di realtà locali alle quali i comuni si appoggiano fin troppo, il cui contributo è sicuramente prezioso ma naturalmente non risolutivo, oltre a comportare sforzi economici eccessivi da parte dei volontari.

 

La soluzione

La soluzione deve partire dalle Istituzioni e dall’educazione al rispetto della Legge, che comprende adeguato controllo.

Dal p unto di vista della nostra associazione animalista sicuramente è più economico ed efficace nel breve periodo vista l’urgenza, investire nelle sterilizzazioni.

Sterilizzare una sola femmina a rischio di accoppiamento equivale ad evitare nel tempo sofferenze, reclusione o  morte per centinaia di cuccioli. Microchippare i cani responsabilizza necessariamente i proprietari e riduce notevolmente i rischi di abbandono.

Una semplice sterilizzazione, del costo di poco di più di cento euro, può evitare tanto dolore per gli animali  e tante spese per volontari o Comuni.

Non bisogna per forza essere animalisti per capire che è nell’interesse di tutti fare in modo che la sterilizzazione diventi sistematica (nonché la microchippatura) per arrestare il randagismo, la sofferenza ed il rischio di speculazione sulla pelle degli animali nei canili.

 

2.DETTAGLI DEL PROGETTO.

Abbiamo deciso di avviare il progetto nel comune di Pontecorvo.

Grazie ad una volontaria locale cercheremo di ottenere un censimento o almeno una valutazione numerica dei cani vaganti sul territorio che trovano cibo e riparo presso famiglie locali ma che sono ad elevato rischio di riproduzione incontrollata.

Offriremo di sterilizzare i cani a spese dell’associazione il che sarà possibile se tante persone aderiranno a questo progetto…di civiltà e di esempio. Il primo obiettivo è 10 cani, femmine.

Noi speriamo che qualche beneficiario del progetto accetti di partecipare almeno in parte con donazioni che, restituiscano  anche una piccola parte di quanto l’associazione spenderà.

Gli interventi chirurgici di sterilizzazione avranno luogo presso veterinari privati di zona o, se riusciremo ad organizzarci per il trasporto, presso una conosciuta associazione in Campania che ha creato ambulatori veterinari  proprio per la prevenzione del randagismo attraverso la sterilizzazione.

Gli interventi saranno fatturati e documentati.

Per una parte dei cani vaganti valuteremo con il Comune la possibilità di attivare lo “stato di randagismo”  e chiederne l’affidamento a privati o volontari in attesa che la ASL effettui la sterilizzazione e applichi il microchip. Questa procedura evita la reclusione in canile e se il cane nel frattempo non viene adottato almeno la postpone

Cercheremo di sensibilizzare il Comune ad una migliore gestione del randagismo, che possa portare, nel tempo, ad una sensibile decrescita di cani vaganti non microchippati e non sterilizzati e, quindi anche alla diminuzione della nascita, dell’abbandono e della morte  di  decine e decine di cuccioli.

 

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